Nel dicembre 2005, i media degli Stati Uniti hanno rivelato che la NSA, un’agenzia che ufficialmente ha compiti di spionaggio estero, aveva intercettato le conversazioni telefoniche di cittadini americani. Un anno dopo gli stessi media hanno rivelato che la NSA aveva schedato milioni di comunicazioni e che la CIA sorvegliava tutte le transazioni finanziarie internazionali. In Europa, nell’indifferenza generale, una legislazione che impone la conservazione dei dati personali è già stata adottata dai parlamenti nazionali. Mentre negli Stati Uniti i media si sono mobilitati e le organizzazione per la difesa della libertà individuale hanno condotto una campagna contro queste norme, senza tuttavia riuscire a suscitare una mobilitazione popolare, in Francia e in Germania progetti di legge analoghi, che permettono alla polizia di introdursi nei computer delle persone sospettate di terrorismo, non hanno praticamente suscitato reazioni. In questa intervista il sociologo belga Jean-Claude Paye dimostra come le leggi antiterrorismo svuotino di sostanza le normative nazionali ed europee in materia di protezione dei dati personali e rileva la portata delle disposizioni che legalizzano l’intrusione di programmi spia nei computer di privati cittadini.
Febbraio 2008
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No, nessuna dietrologia. Sembra che oggi in Italia non si possa parlare di Moro se non per dire che non c’è niente da dire. Invece proviamo a mettere insieme tutto quello che sappiamo e soprattutto quello che ancora non abbiamo avuto modo di conoscere. Fatti, documenti, testimonianze sono lì, davanti a noi. Non dietro. Il sommario
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NSFW: VIEWER DISCRETION IS ADVISED. As an expert witness in the defense of an Abu Ghraib guard who was court-martialed, psychologist Philip Zimbardo had access to many of the images of abuse that were taken by the guards themselves. For a presentation at the TED conference in Monterey, California, Zimbardo assembled some of these pictures into a short video. Wired.com obtained the video from Zimbardo’s talk, and is publishing some of the stills from that video here. Many of the images are explicit and gruesome, depicting nudity, degradation, simulated sex acts and guards posing with decaying corpses. Viewer discretion is advised.
Step aside, Flocke!* There is another Cuteness in town, this time in Paree, France, at the Vincennes Zoo. A behbeh crowned lemur named “Kibongo” (Great name) is all: “wash me cuddles wees zees fluffy blankie BON!”
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The day after: the streets are suspiciously clean. The local government has taken care to obscure the shame of the rioting, because obviously, it has echoed around the world and Serbia is once again the leading news in the foreign press.
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We would have participated, but there is no way that Lois and Jason would let us apply make-up to their faces. Also, I was concerned that they might get a bit nervous amongst the undead.
As it turns out, they had a blast and I’m definitely getting the whole family into character next time!
This particular zombie walk took place in Grapevine, Texas and it helped kick off this year’s Texas Frightmare Weekend. If you live in the area, this horror convention will be going strong all weekend. The entire cast of Night of the Living Dead, Dawn of the Dead and Day of the Dead will be there.
Sarebbe bello pensare che le difficoltà (almeno temporanee) della lista contro il diritto all’aborto siano frutto della mobilitazione delle donne (e degli uomini) seguita al caso di Napoli. Ma forse la spiegazione non si esaurisce qui, e c’è ancora da ricordare la questione della laicità. In effetti, la Chiesa cattolica, o meglio la CEI, ha fortemente voluto la presenza alle elezioni di un partito cattolico indipendente, e non gradisce certamente che altri le impongano i “valori non negoziabili” attorno ai quali condizionare la vita politica. Quanto alla stampa, poi, una corretta informazione medica e scientifica su cos’è e come si vive con la sindrome di Klinefelter non sembra tra le sue priorità. Se questi fattori contano qualcosa, la lista promossa da Ferrara potrebbe finire col diventare una “vittima del sistema”, del “sistema” di Ferrara. Un poco di giustizia a questo mondo.
Storie vere, né di destra né di sinistra. Non sembra Italia. E viene voglia, come fanno gli autori, di esultare, fare la ola, intonare cori, appendere striscioni e picchiare sui tamburi. Perché c’è sempre l’intuizione di un uomo, di una donna, di un sindaco, di un imprenditore, di un prete, a dirci che l’Italia non è solo quella che raccontano i telegiornali.
Immagini girate prima dell’arrivo del medico legale (alle 9.30), acquisite durante il processo in corso a carico di quattro agenti accusati di omicidio colposo, documentano ulteriormente la scena del delitto (dove compaiono una decina di poliziotti): il volto tumefatto del ragazzo, le mani livide e sporche di terra, i pantaloni abbottonati, il suo telefonino su una panchina, a distanza di oltre 20 metri. Non ci sono manganelli nelle vicinanze, neppure il portafoglio di Federico. Poi niente sangue accanto al volto adagiato sulla strada. Fotogrammi che sembrano cozzare, secondo i legali della famiglia, con le fotografie scattate dal medico legale: qui il ragazzo è ritratto con una macchia di sangue del diametro di 20 centimetri alla sinistra del capo, il suo portafoglio compare nella tasca del giubbotto, i jeans sono slacciati. Quanto ai manganelli, rotti durante la colluttazione tra gli agenti e il ragazzo, si materializzano in questura solo nel pomeriggio.
E’ il tema di ‘Uno bianca e trame nere’ di Antonella Beccaria, ambientato nel periodo che va dal 1987 al 1994. Un libro caratterizzato da un crescendo di violenza consumata tra l’Emilia Romagna e le Marche, con epicentro Bologna.