Inciampi a complemento del blog, l'altro, battezzato con l'impronunciabile nome di Xaaraan.
Quando qualcuno, nei secoli venturi, vorrà cercare di capire perché la sinistra italiana nei primi anni del terzo millennio era conciata così male, dovrà occuparsi delle gesta di Bibì e Bibò. Ossia «fr&cv», ovvero Fabrizio Rondolino e Claudio Velardi. La premiata ditta, ultimo, estremo succedaneo del marxismo-leninismo, del gramscismo, del togliattismo, della linea politica, del comitato centrale, del centralismo democratico, dell’intellettuale collettivo, della scuola di Francoforte e di quella delle Frattocchie, nell’epoca della caduta del Muro, della fine del comunismo e della riproducibilità dell’opera d’arte e delle cazzate, ha per alcuni anni fatto da staff a Massimo D’Alema. Ora un libro di Alessandra Sardoni, Il fantasma del leader (di cui ha scritto ieri sul Corriere Aldo Cazzullo), ci svela un documento scritto da Bibì e Bibò nel luglio 1997. Una carta preziosa, che fa capire la crisi della sinistra italiana più di tutti i classici della scienza politica mondiale e della sociologia planetaria messi insieme. Sarà, per gli studiosi della sinistra tra duemila anni, come i rotoli del Mar Morto per gli studiosi della Bibbia. Eccone qualche brano.